Scuola Inclusione e Integrazione nei giorni del COVID-2019


Durante una intervista con il Dott. Federico Tonioni abbiamo riflettuto a lungo sulle sue affermazioni in merito alla dimestichezza con cui vengono diagnosticati i DSA. Non c'è classe dove non ci sia un bambino a cui sono stati diagnosticati disturbi. Questa la riflessione di Tonioni che impone una doverosa riflessione "Forse bisogna iniziare a pensare che i bambini hanno un DIVERSO MODO DI APPRENDERE?"
L’importanza della diagnosi nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento prevede certamente una fase fondamentale.
La diagnosi di disturbo dell’apprendimento viene di solito eseguita solo al termine del secondo anno di scuola primaria, anno in cui tale disordine diventa più evidente grazie all'esposizione della letto-scrittura. Solitamente sono le maestre, durante le attività scolastiche, ad avvertire le prime difficoltà e disagi nel bambino. E’ loro dovere quindi informare il genitore al più presto per fargli prendere contatto con lo specialista in grado di formulare una diagnosi: 
  • Solitamente il Neuropsichiatra Infantile o equipe multidisciplinare composta da Neuropsichiatra Infantile, Psicologo, Logopedista ed eventualmente altri professionisti sanitari abilitati alla certificazione – sulla base della quale il logopedista, psicomotricista ed eventualmente lo psicologo, opereranno da quel momento in poi. 
  • Le figure non sanitarie, quali pedagogisti, tutor degli apprendimenti, counselor, ecc., non possono fare diagnosi cliniche, pertanto nemmeno la certificazione: la diagnosi clinica in Italia è permessa solo a psicologi e medici.

Senza DIAGNOSI Massima corresponsabilità tra Insegnanti e Genitori
Quando ancora non c’è la diagnosi: in questo caso infatti sia il bambino che la famiglia e la scuola, si ritrovano nella confusione di un basso rendimento scolastico senza capirne il motivo. In questa prima fase gli insegnanti si interrogano sull’impegno del bambino, sulle sue condizioni familiari, lamentano scarso impegno e disinteresse, talvolta problemi di comportamento in classe. Essi trovano anche difficoltà a spiegarsi perché il bambino che tra i pari sembra non avere particolari difficoltà, mostra poi rifiuto o problematiche quando gli si chiede di leggere e di scrivere.
I genitori sono confusi e spesso oscillano fra comportamenti severi e punitivi con inviti all'impegno e lunghi periodi in cui attendono sperando che il tempo possa portare ad un miglioramento della situazione. All'inizio in genere tendono a dare ragione all'insegnante e si associano all'idea che la difficoltà del loro bambino dipenda dallo scarso impegno o da un’insufficiente dose di esercizio.
In questa fase il bambino si sente incompreso sia in famiglia che a scuola e lui stesso comincia a dubitare delle proprie capacità. Questo può essere molto destabilizzante e provocare un abbassamento dell’autostima, disagio psicoaffettivo, un sentimento di inferiorità nonché senso di colpa, soprattutto se si sente giudicato pigro e svogliato. 
Le interpretazioni e le azioni degli adulti portano, in questi casi, ad un’aggravarsi della situazione.

Quando la diagnosi è stata effettuata, e se il disturbo non viene trattato adeguatamente, le manifestazioni psicologiche della sofferenza possono assumere varie forme, anche opposte tra loro: da un lato il bambino può presentare un comportamento ritirato, chiuso in se stesso, evitano il confronto.

Tutte queste fasi sono delicate. Ci sono genitori e bambini che non hanno problemi a rendere i compagni “consapevoli” delle loro difficoltà e altri che gestiscono con più riservatezza/segreto il tutto. Questo spesso in età più avanzata (fine elementari inizio medie) fa scattare altri meccanismi tra i ragazzi che aumentano la consapevolezza delle loro difficoltà e rischiano isolamento anche tra i compagni ai quali erano più legati , ed è qui che forse la scuola potrebbe diventare parte più attiva con formazione specifica degli insegnati, lavorando maggiormente in maniera congiunta con le famiglie, sulla didattica inclusiva che oggi deve comprendere fenomeni ben più ampi come integrazione, educazione civica digitale, diversità……